Pensieri sparsi fino a marzo 2015

Franca Visentin
Pensieri sparsi

Attimi strappati al tempo che non ha più tempo

Verrai
un giorno
e allora
capirai
che quel
sorriso
era
la nostra
malcelata
intesa
il dirsi
del nostro
sentirci
nell’armonia
dell’attesa
———————
Non vedo oltre quell’ombra
che si staglia sul muro
Frastagliata la tua immagine
sfuma nell’abisso del buio
Ti cerco nella luce
nelle pieghe assurde del pensiero
ma tu non ci sei
Assurdo fiore appassito
dei miei giorni lontani.
Innocenza tradita
15 marzo 2015
———————
Quando sfiori
il mio pensiero
un brivido mi incrina
Distolgo lo sguardo
per non sfiorare
la tua immagine
per viverla
senza di te
Si rinnova
il silenzio
nello spazio
di un sogno
che continua
a strappare
le tracce
del mio infinito.
Si spezza il filo
dell’invisibile
e svanisce
l’ombra della luce

8 marzo 2015
—————————-
Svaniscono
ma poi riappaiono
questi pensieri concentrici
affidati all’armonia
di note vibranti
nel riverbero che sfuma
alla luce dell’alba
Vagano sulla tastiera
quella blu
quella dimenticata
nella notte dell’ultimo sogno
2 marzo 2015

————————————

Rimango sospesa
dentro questo grigiore
Sfumano nel vuoto
le tracce
di orme lontane
Il colore
non è più immagine
ma vibrano le note
di questo violino
sconosciuto
Ricordo?
Frammenti alterati
scivolano
tra le dita nodose
Sorridi…

https://www.youtube.comwatch?v=77jlZnwNDpg
24 febbraio 2015

———————————

Rimane quel limite
sospeso
nel desiderio
Sfiorato
dal pensiero
Battiti impazziti
Respiri accelerati
soffocati
trattenevano
sillabe mute
Attesa dell’attimo
nel timore
di essere
Sfumano le ombre
Lontano

febbraio 2015
———————————–
Tutto intorno
un cinico deserto
di silenzio
E’ svanito
l’incantesimo
LONTANO
Non riconosco più
la dilatazione
del tempo
in questo terribile
istante
che mi nega
l’infinito

13 gennaio 2015

————————————-

Si è spento questo giorno
inutilmente dilatato nella notte
Un grido smarrito
nel vuoto della sordità
Tutto è svanito
anche l’eco
di parole sussurrate
Solo uno smarrimento
Confuso stridìo di freni
muti nell’ultimo
appello alla vita
Domani tornerà
uno spiraglio di luce
e la notte si frantumerà
nel brivido dell’assenza.
Anche l’illusione
si è perduta
nel gelo della solitudine

8 gennaio 2015
——————————————
Una vibrazione
No no…
Non è possibile
eppure sei tu
all’improvviso
Ti spetterò ancora
più tardi
o domani
ma non vedrai
il sorriso
che mi illumina

4 gennaio 2015

————————————

Non cercare
nel silenzio
parole dimenticate
attimi smarriti
Si sono spente
anche le ultime braci
Avvolgiti nel tepore
di questo respiro
Anche il fiato
si frantumerà
Domani

31 dicembre 2014

——————————————

Non vedevo più nulla
lo sguardo
abbagliato da un riflesso
improvviso
Poi si dilatarono
forme indefinite
Cercai di afferrarne una
Impalpabile
Rimasi soffocata
dal desiderio
di stringerti a me
ancora per un attimo
Ferita
dalle innumerevoli lame
di quel bagliore
ho smarrito
anche il buio.

28 dicembre 2014

————————————-

Attendo nel buio
il tuo sorriso
Oscillano le ombre
si rovesciano
contro i muri
scorrono
immobili
Tu non ci sei
Domani
attenderò ancora

2 dicembre 2014
—————————————–
Vibrano i battiti
oltre lo scorrere del tempo
Smarrimento dell’attimo
Certezza di sillabe gelate
Un volo sull’ala nera
nello spazio dove l’attesa
scava baratri di solitudine
Ed io non voglio più restare

14 novembre 2014

—————————————-

Oltre il limite tra cielo e terra
nell’assoluto silenzio
neppure le vibrazioni dell’attesa.
Illusione di spazi incontaminati
per sfiorare il tuo volto
e riconoscerti vivo
nello spazio sospeso
della nostra vita.
Non ti ho incontrato
amore mio
ma tu aspettami
ciao
30 settembre 2014
————————————————————
Parlavano e si sorridevano, in piedi,
appoggiati alla parete di quel corridoio.
E quando calava il silenzio, ascoltavano
il battito di sogni svaniti.
Dalla porta socchiusa un’ombra.
Un sorriso.
E fu un bagliore di luce.
Per un attimo.
Oltre la vita…
Ciao Vanni…

23 luglio 2014

——————————————–

La tua mano
sul mio dolore
La tua mano
sulla vita
che si allontana
La tua mano
sul mio respiro
soffocato
Nessuno
saprà mai
quella tua mano

6 luglio 2014
—————————————————————
Trasparenze nel buio
mi riportano l’immagine opaca
di quell’incontro inatteso
Suoni indistinti ricompongono
le modulazioni della tua voce
“Hai dimenticato…”
Una pietra fredda
sbiadita dal sudore
Non ritorna l’istante
immerso nella polvere
strappato al rimpianto
di un nulla vissuto
nella lacerazione dell’attimo

16 giugno 2014

—————————————————————-

Immagine
che sfiori le mie notti
dell’attesa
Non è parola
Non è silenzio
Non è la luce
Non è il buio
Si riflette sull’acqua
Si lascia cullare dal gelo
E si dilata nel tepore
Immagine
che sfiori le mie notti
dell’attesa
Sei tu
7 luglio 2014
——————————————–
…e tutto quello che è,
è tutto quello che non è.
Negli altri. In noi stessi.
Stanchezza di illusione.
Stanchezza di delusione.
Essere per l’altro, nell’altro.
Nel vuoto.
Nella incapacità emozionale
che non dà risposte.
Dell’altro.
La semplicità del possibile.
Impossibilmente afferrabile.
Non appartiene.
Non dipende da noi.
Appartiene all’altro.
Appartiene alla sua incapacità di essere
nella compenetrazione dell’essere.
Follia.
E rimane la stanchezza.
La spossatezza.

13 giugno 2014

——————————————–

L’inutile richiamo
La tua corsa sfrenata
frantuma i garretti
Aggrovigliata a terra
liberi lo spasimo
Nello sguardo
l’inutile richiamo
Ti risponde un silenzio
Incerto
10 giugno 2014
—————————————————–
L’ultimo riverbero
Allo sfumare
della luce
penetra
un riflesso
Ferisce
Brucia
Lontano
si spegne
l’ultimo
riverbero
9 giugno 2014

—————————————

Vieni
Vieni
corri
andiamo
Tuffiamoci
dentro scintille
di spuma
che si irradiano
verso l’azzurro
Accarezza
i fili d’erba
e lasciati sfiorare
dal soffio
di questo respiro
28 maggio 2014
————————————————–
E la verigine ritorna
Gli istanti lacrimano
e strappano fremiti
silenziosi
trattenuti
soffocati.
E la vertigine ritorna
si ripete
e ritorna ancora
e trascina
nello spazio implacabile
di questa violenza
e ingoia il respiro
SENZA FINE
Non andare
non svanire
immagine di questo sogno
senza illusioni
Il tempo non può coprire
i segni tracciati
con dita leggere
e i corpi penetranti
percorsi da forze invisibili
trattengono il battito vivo
che recita le nostre parole
taciute
dissolte nell’aria
mutata dai nostri respiri
Ogni gesto d’amore è una danza e le mani
dicono tutto quello che le parole non potranno
mai dire, neppure nel respiro che
si fonde e si confonde.
E si protendono nel tentativo di impedire
ancora una volta che il sogno svanisca.
29 maggio 2014
—————————————————————
Non sfiorare il mio sogno
Non varcare l’ombra che ti avvolge
Lascia che la luce sfumi lontano
Non illuminare le vibrazioni
che lacerano i fremiti soffocati
Lascia che mi abbandoni
nel chiaroscuro di quest’alba
che mi nega ogni rifrazione
Lascia svanire quel profilo indistinto
Nel ricordo dell’ amorosa quiete
rincorro l’illusione di sempre
13 maggio 2014

—————————————————————-

Lottare contro il tempo è sovrumano.
Accettare la scansione del tempo
significa soffrirci durante.
Lo spasimo ha raccolto nella propria interiorità
momenti, lampi, vissuti come “consolazioni
dell’irreale”.
Da qui la necessità di proiettarsi oltre.
Ecco allora il superamento della cristalizzazione.
E in questo la “plasticità del pensiero”
—————————————————————
Oltre l’attimo
Devi proiettarti
oltre la disperazione
oltre la follia
del corpo mutilato
dell’essere frantumato
Sorridono parole
menzogne inventate
nell’assurdità del nulla
Immobili giacciono
frantumi di sillabe
Ti amo inventati
consolazioni
dell’irreale
nello spasimo
dell’attimo
26 aprile 2014, h. 23.11

————————————————

Lo schianto
E’ penetrata la lama
ha scavato nella carne
Stupita
guardavo uscire
il mio sangue
Scorreva
ad ogni battito
sempre più lento
Nella profondità
cercavano rifugio
sogni e illusioni.
Non potevo
trattenerli
Inerme
lo schianto
7 marzo 2014
——————————————————
Attimi dell’attesa
Se ne vanno
questi attimi
dell’attesa
Attimi
strappati
al tempo
che non ha
più tempo
Sfumano
nell’angoscia
soffocata
Non ci sarà più
un domani
Non più
il domani
Un domani
senza traccia
Un domani
che non è più
essere
Cancellati
da uno strappo
mortale
27 febbraio 2014, h.17.30
—————————————————————
Trasformazione
La trasformazione interiore
per misurare
la forza prorompente della memoria
per scrutare negli spazi del vissuto
annullando la spinta alla negazione
o alla recriminazione
Oltre, il possibile approdo
a nuove intuizioni
che diano un senso
a consapevolezze vissute
e a propositi rinnovati
20 febbraio 2014

—————————————————–

Oltre la follia
Ti perdo nell’ombra
di questa paura
inesorabile
Essenza negata
e rinnegata
Non esiste il limite
nel dirsi
e nell’esserci
Estrema difesa
a minare
la radice del vivere
Non morirà
questo germoglio
reciso
dalla negazione
Siamo qui
oltre la follia.
22 febbraio 2014, ore 0.23
—————————————————–
Ti verrò a cercare
oltre i sentieri
percorsi nel nulla
nel naufragio
di sogni
caparbiamente trattenuti
oltre l’ultima illusione
E ti chiederò perdono
del dolore frantumato
dei fantasmi
delle ombre
dell’oscurità della notte
del respiro soffocato
dell’urlo martellante
Ti chiederò perdono
unica autentica
immagine
di questa mia vita
strappata
Ti chiederò perdono
Tu eri con me
24 febbraio 2014
————————————————————-
vorrei andare con te
là dove il silenzio
dilati l’eco
delle nostre parole
Noi due
immagini sognate
Noi due
alfabeti sconosciuti
monosillabi
dei nostri sogni
24 gennaio 2014

————————————————

Una vigilia. Indelebile
Sono qui
nel natale
che è il natale di tutti i natale
Rinasce un bambino
Buono
Uno dei tutti
bambini buoni
Porta parole
gioie speranze
Sorride alla stella
gioisce dei doni
Lo riscaldano il fiato
di papà e di mamma
del bue e dell’asinello
La loro armonia mi avvolge
come il tepore della vigilia
La vigilia in oncologia
Muovono
i nostri angeli bianchi
rinnovati
da una pennellata di rosso
Rosso come solo può essere
l’amore che espandano
con i loro volti sereni
con le mani delicate
che ti preparano
ad affrontare
l’ennesima violenza.
Loro lo sanno
e trasformano
quella violenza chimica
in speranza
speranza di vita
E anche lui
lo spilungone allampanato
esce dalla sua tana
Ogni riccio dei suoi capelli
sembra disegnare oggi
una miriade di petali colorati.
Se i suoi riccioli fossero biondi
sembrerebbe un amorino
di tele antiche
Silenziosa
ma illuminata
da un inconsueto sorriso
eccola. Ha varcato
la porta socchiusa
Lei
La dottoressa Romana
Si confonde tra tutti noi
Nulla vede
e tutto vede
Le sue mani
hanno appena percorso
le nostre ferite
Ma ora le ferite
non bruciano
Lei le ha guarite
Per un attimo
un attimo d’amore
ed i suoi occhi
si riflettono nei nostri occhi
Il suo sorriso illumina lo squallore
accende i nostri sorrisi
Se potesse
lo annienterebbe il dolore
ma il nostro dolore la penetra dentro
profondo, troppo profondo
e lascia segni incancellabili
Traspare dentro quegli occhi
che si fissano nei nostri
mentre, senza rassegnazione,
è protesa a salvare
le nostre vite
Le nostre vite
Là appese alle flebo
Sono trascorse le ore
E io sono qui
nell’attesa del nulla
ma il nulla non è vuoto
Il nulla oggi è ricordo
ricordo di una vigilia
Indelebile
24 dicembre 2013
4
Io sono con lei
“Io sono con lei”
Segni tracciati
danzano nel loro chiaroscuro
inesauribili
Li percepisco
come un soffio leggero
Le sillabe
vagano sospese
Sembrano correre
sopra onde infrangibili
e smarrirsi
in spazi infiniti
sterminati
Accarezzano
il limite del respiro
Sfiorano percezioni
Immateriali
A Romana Segati, 23 dicembre 2013
————————————————————-
Sperduta
Sperduta
nello smarrimento
Perderti
per mai più ritrovarti
E inseguo orme
cancellate dal tempo
E sentire nei battiti
negli ultimi battiti
che eri la mia vita
che sei la mia vita
la mia UNICA vita
12 dicembre 2013

——————————————–

E lontano
“e lontano…
lontano nel tempo”
nell’eternità del tempo
si proietta il riflesso
del tuo sorriso
“Sei nell’anima”
8 dicembre 2013

————————————————

Trame
I movimenti si attraggono
Percorrono trame invisibili
Tremano le ombre della distrazione
E percepire oltre ogni limite
il richiamo dell’istante
negato
8 dicembre 2013

————————————————-

Invulnerabile attesa
Ricordare ogni istante
Penetrare nel desiderio
della tua trasparenza
Guardare verso di te
per un attimo
Cercare in te l’introvabile
Smarrimento
Vertigine
Invulnerabile attesa
3/4 dicembre 2013
——————————————————-
Carezze sulla pelle
Illuminata
da bagliori di luce
lascio scorrere su di me
lacrime di pioggia
Carezze sulla pelle
che arida e riarsa
si apre a nuovi germogli
Sprofonderà
nell’abisso
il dolore dell’assenza
29 novembre 2013

————————————————-

Riflesso di luce
Dilaga oltre ogni limite
il bagliore di questo riflesso di luce
Un’intensità insostenibile
Annulla ogni difesa
Si espande
e non chiede risposte
Scivola
nel dispiegarsi del pensiero
Lascia presagire
spazi sconosciuti
oltre la notte
che attende l’alba
Il riverbero
si fa eco lontana
27 novembre 2013
—————————————————
Immutabile
E mi proietto
al di là dell’uscio
della memoria
per non dilatare oltre
lo spazio limitato
di un tempo senza tempo
Vibravano aneliti di vita
nei respiri soffocati
strappati allo stupore
di attimi scivolati lontano
nell’illusione dell’assenza
del limite
Immutabile l’immutabile
Traccia presente
nella lunga scansione dei giorni
e non essere per essere
nel tuo essere troppo presente.
Rimane questa infinita tenerezza
senza rimpianto
E un ti amo nell’eternità
Immateriale
21 novembre 2013

—————————————————-

Icaro
Nel silenzio delle cime innevate
Si espande l’eco di parole antiche
L’Idem di idem all’infinito
Icaro le ha smarrite
Nel suo volo verso l’oltre
irraggiungibile
Imprudente
Attesa… senza fine
14 novembre 2013
—————————————
Violare il tempo
La calma è rotta
dalla paura
L’impossibilità dell’assenza
La straordinaria volontà
di violare il tempo
di consumarlo
con un’aggressione violenta
E di riflesso
l’intuizione dell’infinito
per lasciarsi assorbire
in una specie
di spaventosa debolezza
Essere presenti
Resistere
Lottare
contro la pressione
che stordisce
7 novembre 2013

———————————————————

Conoscerti e riconoscerti
Essere insieme in modo indistinto
senza comunicare l’intuizione
di un disperato desiderio di tenerezza
nella sorpresa persuasiva del risveglio
inventato
Non aspettarsi niente nell’attesa irreale
ritraendo i pensieri, trascurando l’attenzione
Conoscerti e riconoscerti
nella sospensione del desiderio
per dissolvere l’ansietà
della tensione antica
per sovrapporre la tua assenza alla mia
presenza
mentre innumerevoli immagini
popolano il vuoto di questi giorni che
passano
senza slancio
nella solitudine raddoppiata
da questo silenzio immobile
5 novembre 2013

——————————————————————–

Un volo
Un volo. Un arrivo. Un hotel. Una doccia.
Una cena, a lume di candela. Una notte.
Per mano. Lungo sentieri senza luce.
Un hotel. Una colazione.
Una corsa in taxi. Un’attesa. Del volo.
Ma io ti amo. Tu sei in me. Ma io ti amo.
Ti ho amato tutta la notte. Parto domani.
No ora. Ma io ti amo. Il nostro essere.
Il mio essere in te. Nell’attesa di te.
Sempre. Nell’attimo. Parto domani.
No ora. Un annuncio. Il volo.
Un’immagine si allontana. Per sempre.
Impossibile rivivere quella notte.
Lungo sentieri senza luce.
La notte dell’amore.

——————————————————

Ci sono notti
senza lacrime
Ci sono notti
dove il buio
è solo buio
Ci sono notti
senza attesa
Ci sono notti
senza notte
3 novembre 2013
————————————————–
Oltre la vita. Oltre la morte
Ancora ritorna la luce
del tuo sorriso
nella velata malinconia
di un riverbero lontano
Ancora brividi segreti
come quando parlavi
di foglie ingiallite
Resta un profondo silenzio
Ma quando quelle mani
mi parleranno di te
la tua voce più viva
colmerà il silenzio
Tornerà la speranza
a riportare l’alba
il cuore sussulterà
respirando nel buio
la morte affogherà
nella vita che sgorga
Può accadere la sera
che manchi il respiro
e volere soltanto morire
Un sapore di terra
dentro l’aria che muore
e impazzire sapendo
che soffrire non conta
Resta sola nel buio
un’immagine vera
Fantasma presente
d’eterna misura
d’amore
Confuse parole
Rimangono uguali
Di giorno possiamo
soltanto guardare
profili più neri
Presenza…
trasparente attrazione
del ricordo
Muove senza pausa
il limite
della disperazione
Sei qui con me
ti sorrido
Sono sempre stata qui
nell’attesa interminabile
di trovarti
Finirà questa attesa
Aspettami
aspettami amore mio
cavalcheremo insieme
le praterie del cielo.
30 settembre 2013



Credo che il superamento di sé emerga
da inattese concentrazioni del sé nel sé,
per la proiezione del sé nell’altro e dell’altro
nel sé, nell’inesauribilità del pensiero
puro, indifferenziato, nella presenza-assenza,
nella spontaneità dell’essere
Le forme, le immagini dilatano il pensiero,
lo rendono tangibile concreto nelle infinite
sfumature della percezione e disvelano,
forse, l’inesplicabile, l’inconoscibile dell’alterità.
Nella parola figurativa l’alfabeto di intuizioni
condivise…
——————————————————————
La Sagra della Primavera
questa musica che mi accompagna
da sempre
Suona ora per l’ultima volta
Altro tu sei
Musica affidata alle ali di un sogno
E ne ascolto
La sofferta armonia
Non dice parole
Lascia solo trasparire
Un profilo
Un gesto
proiettati nell’infinito
18 agosto 2013

———————————————————-

Non suona più
la Sagra della Primavera
Correre nel bosco
fuggire i folletti nel cervello
Il rito sacrificale è pronto
Si compie
Agli dei la sazietà del pasto
Non basta ascoltare
bisogna capire
“Ma tu non capirai mai
la Sagra della Primavera
Andremo insieme per i boschi
ed io ti parlerò
di me e di te
Ti dirò di noi
Ti dirò del miracolo che è nostro
Ti dirò
ma tu sentirai solo che fa freddo
e dirai che è tardi
E non capirai le mie parole
e non vedrai i ciuffi d’erba
sul muretto”
——————————————————————
Nella “divina musica” che tutto accoglie
si riempie il vuoto di assurde significazioni.
Si spezzano i cardini che serravano la
mente. Lacrime appannate di fumo scavano
nelle radici più profonde. Non c’è altro
tempo per l’attesa. Si liberano rinnovate
melodie di metamorfici accadimenti e nella
reinventata rivoluzione ontologica, oltre
insignificanti dettagli, nella compiutezza
del con-sapere, si afferma “la nuova dimensione/
dell’essere: il Femminile e la
sua essenza/nel continuum della sua mutante
forma”.
Donna
17 luglio 2013

——————————————————————

Una mano graffia le pagine di un libro
che racconta vissuti sofferti. L’emotività
anela ai SILENZI, soffoca i SOSPIRI e i
palpiti dell’essere vibrano verso un abbraccio
sospeso. PAROLE ingabbiate si
aggrappano ad un filo teso verso l’infinito.
Cercano spazi di evasione, ottundono il
pensiero. Solo GRIDA taciute. Lacerano
la mente. S’inarca il corpo… si materializzano
immagini della memoria. Lacrime
di sangue inondano la PAROLA che muta
parla di lontani orizzonti. Non li so più vedere.
Ascolto l’eco di note che rimbalzano
lontano . Si espande, si dilata la percezione
di un attimo. Un SOSPIRO suggerisce
una danza alata. Proietta nello spazio
smisurato di un sogno. Non parole, SILENZIO.
Oltre, una ragnatela invalicabile.
Solo nella notte, gocce di rugiada.
In maiuscolo i versi di Saffo: Silenzi/Sospiri/
Parole/Grida/parola/sospiro/silenzio
14 luglio 2013
—————————————————
Rimane il silenzio
Emerge
un brivido chiaro
distinto
Penetra
nella penombra
C’era il silenzio
Ritornano le note
di una musica stanca
rimbalzano
si incontrano
Stonature
della memoria
presenza diafana
Tremano le mani
Rimane il silenzio
13 luglio 2013

—————————————————————

“Gutta cavat lapidem…», «La goccia
scava la pietra.. » (Ovidio, Epistulae ex
Ponto, libro IV, 10, 5.)
ma la pietra, seppur logorata, sopravvive
ad ogni tempesta… anche se ne porterà
un’impronta indelebile: esilio, abbandono,
coscienza del non-ritorno, testimonianze
affidate alla memoria del tempo o del
non-tempo, del visibile o del non-visibile,
là dove luce e ombra sono indivisibili,
inseparabili..
19 giugno 2013

———————————————————–

TI ASPETTERO’
Ti aspetterò
finchè potrò
Poi un giorno
il mio richiamo
sarà muto
E tu saprai
Mi avrà avvolto
il silenzio
Unico anelito
Per sempre
13 maggio 2013

—————————————————————-

Vivere il sentimento dell’amore come
una possibile realtà di fusione proiettata
nel “senza tempo”, credo sia un’illusione
individuale, dissociata da ogni possibilità
di trasformazione in un indistinto binomio
di soggetti, intrinsecamente necessari e
inseparabili. Un sentimento influenzato e
alimentato dall’immaginario che quando si
concretizza in un’amara disillusione e nello
stato dell’abbandono, sembra generare
l’assenza del senso della vita e gli spasmi
di dolore che ne conseguono spingono
tragicamente al desiderio di autodistruzione.
Estremamente difficile però leggere la
realtà esterna diversamente da come si
vive nella nostra mente, di qui, come scrive
Schopenhauer, l’origine della “cognizione
della morte, insieme con la vista del
dolore e della miseria della vita”.
8 marzo 2013
————————————————————————
Il tempo dell’attesa
cancella il potere
di ricordare
e risveglia in noi
solo l’impersonale
astratta
docile
trasparenza
di ogni istante
Parole
esasperate
lacerate
nascoste
violentate
Sorprese
incredule
dissolte
là, nel vuoto confuso
e sprofondare
nell’abisso
dove forse
solo tu
esisti
e scivolare
nello spazio inventato
di un incontro
senza storia
———————————————————
Là dove c’è il silenzio
là dove le parole
vagano impercettibili
e non è necessario violentarle.
Entrano dentro
solo se lo vuoi.
E se non vuoi
se ne vanno
svaniscono
nella rarefazione dell’aria
e non resta nulla
nemmeno il ricordo.
E se vuoi,
puoi anche non pronunciarle.
Perchè quel silenzio
dice tutto
tutto quello
che c’è dentro.
E si percepiscono
l’impalpabile
l’inafferrabile
la distanza incolmabile.
Si percepiscono
il detto e il non detto
Si percepisce
il pudore di tanta timidezza.
Si percepisce
il coraggio di verità sottaciute
per non ferire.
Soltanto un battito
scandirà allora
le parole non dette
mutate nell’aria
dai nostri respiri.
Poi, forse, soltanto uno sguardo.
Soltanto
forse.
O, forse, una stretta di mano
E poco più in là
il nulla
che non conosce persuasioni
proiettato
nello stato latente
dello spazio negato
———————————————————-
Emerge un brivido chiaro
Distinto
Penetra nella penombra
C’era il silenzio
Ritornano le note
di una musica stanca
Rimbalzano
Si incontrano
Stonature della memoria
Presenza diafana
Tremano le mani
Rimane il silenzio
25 dicembre 2012

—————————————————–

E ci avviciniamo ma lontano
Nell’andarivieni dell’attesa
Cercando il trattenersi dei respiri
Alla ricerca dell’invisibile
Dell’introvabile
Lasciarsi scivolare
Nella calma irrequieta
Dolcemente abbandonati
Nello spazio delimitato indefinito
Dei nostri impossibili incontri
18 dicembre 2012
————————————————————————–
Oppure
Oppure seguo le maglie intrecciate del
pensiero e cerco di capire perché ci si può
svegliare un mattino, dopo una notte insonne,
trascorsa ad ascoltare musica e a
leggere parole d’amore, postate qua e là,
impresse su un foglio o sul monitor che
stava davanti a te, e cogliere una sintesi,
due righe, lontane una dall’altra. Ma ricordi
solo quelle. Perché le ricordi, perché
proprio e solo quelle?
Se spazio e tempo sono due categorie
mentali che disperatamente tentiamo, nella
nostra limitata concezione di attualità,
di riconoscere in uno “spazio localizzato”
all’interno di una “percezione sensoriale”,
attribuendo loro, indebitamente, un prima
e un dopo, un dove e un come, per riuscire
a coglierne un immaginario percettivo
nelle pieghe di un pensiero mnemonico,
allora, necessariamente viene a concretizzarsi
quell’astrazione che annulla la
collocazione statica degli eventi. E se così
non fosse, che senso avrebbe vivere oltre
quel “prima”, se la collocazione degli
eventi non fosse una proiezione dinamica
degli eventi stessi in uno spazio temporale
dove il prima e il dopo, appunto, hanno
necessariamente perduto il valore significativo
del convenzionale? A posteriori
sai che si tratta di una falsa simultaneità,
ma perché non illudersi per un attimo che
quella falsa simultaneità rappresenta comunque
il tuo “ora, qui, in questo istante?”.
E illudersi che quello che leggi, che
ascolti, che rivive in te è anche per te, in
te, oggi come ieri” Avrebbe senso vivere
ancora, se così non fosse?
14 dicembre 2011
—————————————————————————–
A proposito di chemio
Scusi dottore, ma quali sono gli effetti della
chemio?
Sa, dipende da persona a persona. Generalmente
nausea, vomito, spossatezza, abbattimento del sistema immunitario,
rischio di infarto.
Ma ci sono i farmaci per far fronte ai vari effetti.
Già i farmaci.
A livello individuale: niente nausea, niente
vomito, sistema immunitario che non
crolla, rischio di infarto, chissà e magari….
spossatezza, anzi, direi azzeramento delle
energie…
Ma a livello individuale quello che non
hanno detto: smarrimento della memoria,
come se le cellule nel cervello si sovrapponessero
non sapendo più dove e come
ricollocarsi seguendo un ordine logico,
come dire chissà quando, chissà come,
chissà dove.
E va a farglielo capire tu alla gente che tu
non sai anche se lo sai in ordine disordinato…
Conseguenza: disorientamento del vivere,
disorientamento dell’essere
E va a farglielo capire anche questo!
Non è codificato nei manuali… non fa testo.
Solo che tu per te stessa fai testo e vaglielo
a spiegare… loro sono normali, perché
non dovresti esserlo anche tu….
E poi, quando ti rendi conto che gli effetti
collaterali sono “ritardati”, che arrivano,
certo che arrivano. Non potevano non arrivare.
Allora, mostrificata dentro e fuori, ci dai un
taglio e dici “basta” e chiudi nell’incognita
del vivere e del morire. Perchè, tanto, il
destino è, oltre altre settimane di chemio,
segnato.
3 novembre 2013 alle ore 17.43
————————————————————–
Hegel, ESSERE e NULLA
Essere e Nulla. Nella Logica dell’essere,
Hegel afferma che il concetto di nulla, a
differenza di quanto affermato da Parmenide,
non è contrapposto a quello di essere,
in quanto, essendo questo un qualcosa
di dinamico (e non statico come per il
filosofo d’Elea), comprende in sé il nulla
come suo momento.
L’essere e il nulla trapassano continuamente
l’uno nell’altro, essendo il nulla il
momento ne-ga-ti-vo dell’essere; la sintesi
di questa unità di opposti è il divenire.
Questa è la concezione per la quale Hegel
è in debito con Eraclito.
Essere/nulla – nulla/essere = divenire
19 aprile 2011 alle ore 1.51

—————————————————————-

Trasparenza appannata
Presenza lontana, irraggiungibile
No, no, tangibile. Per un attimo
Un attimo. Impalpabile
Sottratto all’inatteso
Un sorriso. Avvolge ancora
Vibrazioni. Pulsioni.
Trattengo il battito vivo
Dimentico il respiro
Essere. Oltre il nulla
Escludersi senza dolore
19 agosto 2011
—————————————————-
L’indiffernza non chiede prove
non presenta chiusure
rimane nella sua povertà
senza significato
Rischiarata dal buio
Impenetrata e impenetrabile
Si riflette su sè stessa
Si limita e si delimita
Si esclude e non si ascolta
Priva d’intimità
Senza dolore.
Inoperosa
Rimane lì.
Senza rischi
Immobile
Senza rifiuto.
Il ritmo dell’attesa
Lasciati sorprendere da un grido silenzioso
che rompa il ritmo di questa attesa
nel ricordo di notti immobili assopite
sorde ai richiami brucianti
che davano un senso ai nostri respiri
dissimulati muti paralizzati
frammenti di parole taciute nascoste
affidate all’ombra, sospese nell’aria
Ascolta l’eco di richiami laceranti
disarticolati
sperduti nella certezza dell’impossibile
naufragati nell’assenza dell’estensione
1 agosto 2011 alle ore 23.33
———————————————————————
C’era una volta…
C’era una volta una bimba,
si chiamava Franca
Viveva in una stazione ferroviaria,
in mezzo al frastuono dei treni.
Ma davanti alla stazione c’era
un grande giardino, con piante alte
e cespugli di forsizia e di pirus:
il giallo, il rosso e il verde,
un’incredibile sinfonia di colori
che libravano verso l’alto,
verso l’azzurro del cielo.
Franca viveva là tutto il tempo
che poteva.
Da sola.
Ha sempre amato la solitudine.
Fuggiva, quando c’era gente,
si rintanava dentro il cespuglio
di forsizia.
Nessuno la vedeva e lei guardava
il mondo, tutto quello che accadeva.
Ma… la vita è una favola
una favola da vivere
nella dimensione del sogno
Gente che andava e che veniva,
su e giù dai treni e dalle corriere.
Ma nessuno vedeva lei. Lei era là,
felice del giallo, del rosso, del verde
e dell’azzurro del cielo.
Un giorno, accanto al cespuglio
si fermò un bimbo.
Alto, biondo, con gli occhi azzurri
come il cielo, con gli occhi azzurri,
azzurro-cielo come quelli di Franca
Un angelo… quanto era bello quell’angelo.
E l’angelo allungò una mano
verso Franca:
vieni, vieni con me.
Andiamo…
E la prese per mano.
E le due mani si stringevano
forte forte.
Quando sarò grande ti sposerò,
disse l’angelo.
E lasciò la presa e Franca fuggì,
fuggì lontano e tornò nel suo rifugio.
Quanto tempo Franca aspettò
di rivedere il suo angelo…
Non c’era più.
Era stato un sogno?
Franca era cresciuta e non si rintanava
più nel cespuglio. Si sedeva su
una panchina. Leggeva, leggeva tutto
quello che papà con tanti sacrifici,
magari rinunciando alle sue amate
sigarette, riusciva a comperare.
Libri da grandi forse.
Papà, non sapeva. E Franca leggeva,
leggeva tutto.
Un giorno, immersa nella lettura,
percepì un fruscio, forse una specie
di calore alle sue spalle.
No, non voltarti. Ascoltami solo.
Sono qui, sono diventato grande.
Non voltarti.
Tornerò.
Aspettami.
Un attimo. Passò solo il tempo
di riprendere fiato e Franca si rigirò
su sé stessa.
Era l’angelo?
O forse no.
Ma l’angelo non c’era più.
Ancora un sogno?
Pochi giorni.
Una festa là, nelle due stanze della
bella soffitta che papà e mamma
avevano addobbato perché Franca e
suo fratello potessero ritrovarsi con i
loro amici.
Liberi ma a casa. Al sicuro.
E la musica suonava, piano piano.
I lenti per ballare, un po’ abbracciati
a 15 anni.
Franca non ballava.
Ascoltava la musica e seguiva i suoi
pensieri.
Un’ombra, controluce, là in fondo,
nello spazio della porta aperta.
Un’ombra e due occhi azzurri,
azzurri come il cielo.
L’ombra si avvicinò.
La prese per mano, la strinse a sé.
Sono qui. Eccomi. Non ti lascerò mai
più sola. Sempre. Per sempre noi
due. Io e te. Io e te, per sempre.
Gli studi, Padova, l’università, il lavoro
per pagarsi gli studi.
Passano gli anni.
L’io e il tu sempre all’unisono.
E l’angelo raccontava la favola del loro
amore e insegnava a Franca a guardare
i fili d’erba, il volo incrociato, ad
ascoltare il respiro del vento, là nel
bosco, di notte.
Ad ascoltare la polifonia del silenzio.
Mano nella mano.
Poi un giorno l’angelo, l’angelo biondo
con gli occhi azzurri come il cielo
è volato via.
Per sempre. Libero… lontano, dove
ci sarà altra luce.
Là dove i sogni non sono illusione
E Franca visse.
Visse nell’attesa di ritrovare l’angelo
biondo con gli occhi azzurri.
Azzurri come il cielo.
Passano gli anni e Franca si costruisce
un altro giardino con piante alte e
cespugli di forsizia e di pirus:
il giallo, il rosso e il verde,
un’incredibile sinfonia di colori che
librano verso l’alto, verso l’azzurro
del cielo.
E là, nel suo giardino sprofonda nell’immensità
del cielo ed ascolta
il silenzio, il silenzio di sogni svaniti
nell’azzurro del cielo
e nella profondità
di due occhi azzurri,
azzurri come il cielo.
The End